Spesso ricorro all'etimologia delle parole. In questi giorni una conversazione mi ha fatto riflettere a cosa sia la spontaneità e a cosa significhi sincerità, a quanto la razionalità possa rappresentarne una contrapposizione.L'emozion alità e la sua estrensicazione nei rapporti con gli altri sono compatibili con il logos e la ratio?
L'etimologia di spontaneità è stata una sorpresa. Deriva dall'avverbio latino
sponte (volontariamente).Ma come conciliare volontà ed istintività? La volontà non presuppone forse una scelta? E una scelta può avvenire solo tra cose diverse e tra queste quale è istintiva e quale no?
Sincerità deriva invece da
sine cera detto del miele purgato della cera, reso puro. Un'emozione "spontanea" quindi "sincera" cosa significa? Senza un processo in cui la ratio purga l'emozione delle sue intersecazioni con altre come riconoscerne la purezza? Come si può essere sinceri prima verso se stessi e quindi verso gli altri senza consapevolezza?
Ed allora credo che spontaneità intesa nel senso corrente sia un alibi per nascondersi a se stessi, per nascondere pulsioni di cui abbiamo paura, che non vogliamo accettare, la parte nascosta di noi che non amiamo.. Se spontaneo significa privo di condizionamenti, bisogna interrogarsi se il nostro agire "spontaneo" ne è veramente privo, sia di condizionamenti esterni, cioè quale sia la reazione che il nostro agire può provocare, sia di condizionamenti interni, cioè quanto sia legato ad altre emozioni.
E mi rendo conto, che io, spesso definita persona estremamente razionale e con un grande controllo delle emozioni sono forse più spontanea di chi agisce per pulsione. Quando si prospetta di entrare in un pozzo scuro senza sapere se si potrà risalire e cosa si troverà sul fondo sarà la persona razionale, consapevole del rischio e della propria paura o la persona che agisce d'impulso a farlo?
E allora per me spontaneità è agire in base soltanto all'attimo presente, al momento che si sta vivendo, a ciò che si sta provando, pienamente, senza remore, senza timore di provare troppo piacere o troppo dolore, ma con la consapevolezza di chi vive un istante della sua vita con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutto se stesso, abbandonandosi, lasciandosi andare a quel momento, vivendolo intensamente.